Lupi solitari
La mitica saga di Lupo Solitario (sviluppata da Joe Dever), con le sue avventure nella terra di Sommerlund nel tentativo di sconfiggere i Signori delle Tenebre, fa parte del passato. Per alcuni decenni ha fatto compagnia a quei ragazzi che tutti guardavano un po’ di traverso, leggevano libri fantasy e sopravvivevano a SNES e dadi da 20. Oggi se vai in libreria e chiedi di un libro delle serie Lupo Solitario, i libraio ti guarderà con occhi un po’ malinconici e un sorriso di compassione (a patto che abbia una certa età) e ti risponderà “non si trovano più”.
Quei ragazzi oggi si ritrovano a essere portatori della memoria storica di ciò che è odiernamente definita cultura mainstream. Sempre loro storcono un poco il naso al pensiero di cosa ne è stato del loro monaco-guerriero dell’ordine di Ramas. Insieme a loro tanti altri storcono il naso, punk, grunge, metal, sono stati lentamente assorbiti dalla cultura mainstream e svuotati da buona parte dei contenuti innovativi che per un breve momento li hanno fatti scintillare.
Il mondo dei videogiochi ha subito la stessa trasformazione, da nicchia per ragazzini con gli occhiali e (immaginate) turbe sociali, oggi è considerato di proprietà dei ragazzotti muscolosi che traspongono i loro giochi da “uomini veri”, calcio, football, ecc…, in forma digitale.
A causa di questo cambio di paradigma si possono immaginare tante situazioni, ad esempio l’introduzione dalla maggior parte degli eserciti occidentali dei videogiochi come passatempo nei momenti di riposo dalle missioni. Oppure lo sviluppo delle interfacce di gioco, che, con Wii e Kinect, ha sdoganato il mondo dei videogiochi anche alle famiglie con le maggiori diffidenze.
E a quei ragazzi, ormai cresciuti, che ancora rimpiangono le loro avventure nella terra di Magnamund posso solo consigliare di andare a questo link per rivivere, anche se solo per brevi momenti, la gloria della propria infanzia.
Pubblicato originariamente su UNO il mensile Ticinese