Old educational game of the week

The Typing of the Dead è un buon esempio di come una serie più che convenzionale possa partorire un follow-up o uno spin-off totalmente anticonvenzionali. Pubblicato nel 1999 da SEGA per le sale giochi (e, in seguito per Dreamcast, Windows e Playstation 2) è un remake più o meno spudorato del secondo episodio della serie “House of the dead” con alcune modifiche sostanziali relative al sistema di controllo. Al posto delle lightguns e la nostra destrezza per abbattere orde di zombi bramosi dovremmo utilizzare, piuttosto, le nostre capacità di dattilografi. Più grande è (o era, difficile dirlo) più lunga è la parola o la frase da digitare.

Sebbene non si tratti certo di un ottimo esempio di quello che attualmente definiamo videogioco educativo, in quanto non è portatore di chissà quale tipo di contenuti, è però un buon esempio di come i videogiochi possano rendere gli anziani “skill drills” meno noiosi semplicemente tramite un’operazione di camuffamento del task e alleggerirne la pratica tramite l’utilizzo di un ambiente virtuale che allo stesso tempo motiva e ricompensa lo sforzo.

Typing of the Dead non è il primo del filone dei “giochi-dattilografici” (ebbene sì si tratta di un vero e proprio genere) ma sicuramente è uno dei più pazzeschi e dal budget più elevato. Per provarne degli altri simili, ma completamente gratuiti, cliccate qui.

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Educational game of the week: Immune Attack

La Federation of American Scientists ha raccolto la sfida proposta dall’amministrazione Obama, motivare più giovani a intraprendere carriere legate alla scienza, con un approccio creativo e innovativo. Hanno sviluppato un FPS per insegnare ai giovani come la biologia cellulare funziona, il gioco è Immune Attack. Il giocatore è immerso in un modello 3D del corpo umano completamente interattivo e aiutando il sistema immunitario a combattere le infezioni impara come le diverse cellule, proteine, reazioni chimiche interagiscono e reagiscono a una infezione betterica.

La dottoressa Melanie Ann Stegman, responsabile di valutare l’impatto formativo del progetto ha espresso un parere positivo in base ai dati raccolto finora: “La quantité di dettagli a proposito di proteine, segnali chimici e regolazione dei geni che questi ragazzi sono stati in grado di digerire è impressionante. Le loro domande erano molto interessanti e approfondite. Mi sembrava di avere una conversazione con uno dei miei colleghi scenziati”

Il gioco è scaricabile gratuitamente qui.

Dalla sua ricerca la dott.ssa Stegman ha messo in evidenza il fatto che:”Il nostro risultato più interessante mette in evidenza come i giocatori di Immune Attack siano più confidenti nelle loro abilità di comprendere un diagrama sul funzionamento dei globuli bianchi rispetto a degli studenti che non hanno giocato”

E come sappiamo la fiducia nelle proprie conoscenze è una base fondamentale per sviluppare competenze.

Ma come nasce un progetto e un gioco del genere?

Il progetto è frutto della collaborazione della Federation of American Scientists, la University of Southern California, la Brown University, e la Escape Hatch Entertainment.

Questo progetto, come ogni progetto degno di essere realizzato nel campo educativo, non è immaginabile al di fuori di una rete interdisciplinare: che coinvolge differenti partner sia dal punto di vista istituzionale che come competenze. Questa pratica di interdisciplinarità fa ancora fatica a diffondersi alle nostre latitudini, e per quanto spesso critichiamo gli americani per il loro pragmatismo questo gli permette di avere una visione condivisa e di finanziare progetti come Immune Attack.

Lamentele socio-politiche a parte…

Il gioco risulta sviluppato molto bene, il giocatore può avere un intesa esperienza d’apprendimento senza dover uscire dal contesto per recuperare informazioni. Le strategie di gioco e la materia d’apprendimento sono fuse, per procedere nel gioco devo applicare i concetti della biologia, rielaborarli, e se voglio approfondire un tema ho sempre a mia disposizione un codex d’informazioni contestuali.

Questo tipo di progettazione ha una moltitudine di aspetti postivi, uno di questi – a me particolarmente caro – è che attraverso l’applicazione del medesimo concetto in diverse situazioni si va a supportare il trasferimento di questa conoscenza. Questa possibilità, usando strumenti tradizionali, richiederebbe molto più tempo e una frammentazione dell’esperienza, il tutto a deterioramento dell’apprendimento.

Uno dei punti messi in evidenza dalla docente mi ha colpito particolarmente: il costo. La differenza in termini di costi  tra l’avere un laboratorio di biologia funzionante e un gioco digitale, è enorme – sopratutto in questo caso in cui il gioco è gratis. Pensando alle scuole che non possono contare su grandi fondi, l’avere un aula PC multiuso è decisamente più a buon mercato che avere un laboratorio dedicato. Con questo non intendo dire che le scuole non debbano avere dei laboratori, ma per quante non se lo possano permettere i giochi digitali rappresentano una grande opportunità.

In conclusione posso solo raccomandarvi di provare Immune Attack, anche solo per vedere cosa può essere fatto unendo educazione e giochi digitali.

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