La scienza per gioco

L’anno passato un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington, in collaborazione con il dipartimento di Game Science della stessa università, ha lanciato una sfida non indifferente ai videogiocatori di tutto il mondo.
Questi scienziati hanno sviluppato un puzzle-game – Foldit – sul ripiegamento delle proteine, il cui scopo è combinare i diversi aminoacidi per creare una proteina che rimanga compatta. Nel gioco abbiamo alcuni strumenti che rispecchiano le tecniche a oggi conosciute dalla scienza per lavorare con le proteine.

Il gioco però non è stato sviluppato solo a scopo educativo, ma ha un secondo lato molto importante: di ogni puzzle che è completato, viene registrato il processo di risoluzione e poi inviato al centro di ricerca per essere analizzato.

Ma andiamo un attimo indietro, come mai dovrebbero fare una cosa del genere? Come mai non hanno fatto fare le simulazioni da un computer? Bene, dovete sapere che in biochimica ci sono una miriade di regole e vincoli di cui tener conto e un computer, per quanto veloce e ben programmato, non è ancora alla pari della nostra immaginazione, non ha quella capacità di vedere trame e intuire soluzioni.

Torniamo a oggi, o meglio qualche settimana fa.
I ricercatori hanno raccolto migliaia di soluzioni a diversi problemi di biochimica che in precedenza non si sapeva bene come affrontare e poi le hanno rese pubbliche. E il risultato? Il risultato è che dalle diverse parti del globo stanno spuntando nuove ricerche che fanno affidamento a questi modelli intuiti dai giocatori. Ad esempio è stato trovato un metodo per accedere a un enzima dell’AIDS, o ancora, uno per ripiegare una proteina legata al cancro.
L’immaginazione aprirà una nuova frontiera alla ricerca scientifica?

Pubblicato originalmente su UNO

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